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Jonathan Hekmatyar

Faccio qualche segno al russo per cercare di capire la situazione ma prima che possa avere una risposta si scopre che il netrunner è già passato all'altro mondo. 

Lancio un'occhiata al russo «Che diavolo vi siete detti?!» esclamo mentre rialzo velocemente il netrunner e lo rimetto sulla sedia.

Guardo le armi osservando anche io il contenuto delle valigette mentre Nick le apre.

«Dobbiamo scegliere e dobbiamo fare in fretta. Possiamo lasciare questo qui, prendere le armi e fare un salto in armeria... oppure lasciare tutto qui, magari cambiarmi, e poi finire di esplorare... ma... non abbiamo tempo! La seconda è dannatamente troppo lenta per la situazione in cui siamo!»

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T.N.T.

Rimango di stucco nel vedere che il netrunner è stato flatlineato appena connesso in rete. Dalla nostra parte abbiamo haker con gli attributi pare...

Veluoce Juonny, priendi cuorazza di cadavere. Tra puochi minuti daranno l'allarme. E lo aiuto a spogliare velocemente il corpo del netrunner.

Sienza questi vestiti e suoprattutto sienza il casco sarai un uomo morto in pochi istanti. E se muori tu muoio anche io. Non pruoprio una bella pruospettiva.

Mentre il mio compagno indossa la corazza e il casco intanto apro l'armadietto lì vicino e ci ficco dentro il cadavere.

Ho mandato i due suoldati a truovare Katyusha. Continuo cercando il modo di bloccare la porta del corridoio di modo che non possano tornare.

Usciendo ci hanno chiesto di ripuortare nuostre armi e le due valigiette in armieria altrimienti il Sergiente si seriebbe inkazziato di brutto.

Ed apro finalmente le valigette per scoprire cosa contengono...

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Jonathan corre verso il cadavere per posizionarlo come prima, seduto, concentrato sul cyberdeck e immerso nella rete; ma T.N.T. lo tira di peso, lo porta lontano dalla vetrata e inizia a spogliarlo per poi ficcarlo di forza in un armadietto vicino.

In quei pochi istanti Jonathan osserva le armi sul tavolo, quattro armi: il suo bel fucile; il fucile a pompa trovato da Bashir, una strana pistola dalla canna allungata e un calcio gonfio, e una strana ascia dalla lama sottile e verdognola simile a quella di una monokatana. Appoggiate la prima valigetta sul tavolino e l'aprite, siete abbastanza soddisfatti nel vedere all'interno immersi a del materiale protettivo di gomma quattro scatole di proiettili per MAry (perforanti), due per il fucile a pompa e quattro strane ampolle con all'interno un denso liquido verde. Vi soffermate sulle ampolle e leggete l'etichetta (per vostra fortuna in inglese): "acido fluorosolfonico", immediatamente capite che la pistola è una particolare pistola spara acido (l'evoluzione del super liquidator). Aprite la seconda valigetta all'interno ci sono una coppia di guanti idraulici, tanto spessi quanto leggeri; li controllate e notate due bottoni sui polsi premete il primo e dalle nocche dei guanti escono due artigli lunghi quasi trenta centimetri, appuntiti e verdognoli; con il secondo pulsante escono dalle punta delle dite diversi attrezzi cacciavite, seghetto, lima e così via.

Jonathan

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Armi e armature:

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Jonathan Hekmatyar

Guardo il russo sorpreso «E va bene, a modo tuo! Se proprio dobbiamo farlo... allora facciamolo! Tanto si muore solo una volta!» esclamo mentre inizio a spogliarmi in contemporanea al russo che sveste il tecnico. Mi infilo la sua corazza e mi aggiusto il casco sulla testa prima di gettare gli abiti da tecnico nell'armadio insieme al cadavere lì sistemato dal russo. Recupero anche il suo chip-pass.

Poi corro da Mary, la afferro e la bacio «Sono qui piccolina!» esclamo prima di tornare serio, saggio l'arma, controllo che sia a posto e che sia carica. Se non lo è carico l'arma ed anche qualsiasi altro caricatore vuoto ci sia, a patto che ce ne siano. Altrimenti vorrà dire che dovrò gestirmi un solo caricatore per uno scontro a fuoco.
Prendo il resto dei proiettili calibro 7,62 insieme all'ascia. La soppeso per un istante prima di agganciarla alla cintura. Tengo con me anche la pistola ad aghi con i sedativi.

Mentre aspetto che il russo sia pronto do una sbirciata oltre la porta che da sul corridoio.

«Armati così non possiamo mica passare inosservati. Direi di provare ad entrare di soppiatto nell'armeria di fronte, ripulirla e poi occuparci del resto. Tu che dici?»

 

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T.N.T.

Dopo aver aperto le valigette e visto il contenuto come prima cosa mi infilo i guanti...

Premo il primo tasto: artigli affilati. Figo !!!

Premo il secondo tasto: Attrezzi. Figo anche questo !!!

Muovo le dita, di sicuro sia a cazzotti che a stritolare questi debbono fare un bel po' di male... Altro che sediate in testa...

Mi intasco anche la NelSpot Hornet che non si sa mai, con tanto di ampolline munizioni.

Poi imbraccio lo Shotgun... Questa si che è un'arma...

Jonny vuol ripulire l'armeria muovendosi furtivamente. Ci sta.

Annuisco e gli rispondo Va bene. Sarò silenziuoso come scuoreggia dopo bevuto litruo di Vodka.

Non so se anche i Curdi conoscono questa vecchia metafora russa. Ma poco importa.

Mi muovo il più furtivo possibile seguendo Jonathan.

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Vi avvicinate alla porta, solo che è piuttosto difficile aprire lentamente una porta elettronica e spiare. Jonathan sta per aprire completamente la porta, quando T.N.T. lo ferma, tasta leggermente la porta e nell'angolino a destra in alto rimuove un piccolo pannello a destra grande massimo quattro - cinque centimetri quadrati. Un classico e piuttosto banale spioncino è stato svelato: tutta questa tecnologia e poi i sovietici ficcano nelle loro porte lo spioncino.

Prima Jonathan e poi T.N.T. osservate attraverso lo spioncino. Sulla balconata sopra la struttura dell'armeria c'è sempre il tizio pesantemente corazzato con il minaccioso fucile mitragliatore. Però c'è qualcosa di nuovo! Dinnanzi alla porta sta passando la donna con la divisa da tecnico, quella che stava ricevendo istruzioni dalla probabile dottoressa, sta spingendo su un futuristico pallet jack (quasi un mini hovercraft) un serbatoio criogenico squadrato e nero come la pece, ma soprattutto vuoto e più piccino rispetto agli altri. Dietro di lei nell'angolo a destra c'è un trio di persone e un secondo pallet jack. Due dei trio sono due tizi che indossano la corazza pesante con casco e che hanno tra le mani due fucili mitragliatori (identico a quello sulla balconata), davanti a loro un bestione alto due metri gonfio di muscoli, con due braccia cibernetiche e che indossa una canottiera in kevlar con diverse macchie rosse sopra, un piccolo casco da cantiere con un piccolo microfono e quello che sembra una specie di monocolo. Il bestione sta spingendo con difficoltà il pallet jack, dove sopra c'è qualcosa di grosso, ma coperto da un noioso telo nero.

C'è un silenzio tombale, ma dalle vene gonfie del tizio in canottiera notate che sta facendo una fatica tremenda a spingere il pallet jack.

Jonathan.

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T.N.T.

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Edited by Stregonazzo
Aggiunti alcuni particolari

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Jonathan Hekmatyar

Mi ritiro dalla porta avvicinandomi al russo per sussurrare «Ok. Cambio di piani! Ancora... tanto per cambiare! Tu non farti vedere, io mi siedo e li lascio uscire. Poi li chiudiamo fuori e ci prendiamo cura del resto della feccia! Ok? Fantastico!» poi mi precipito alla poltrona del netrunner.

Attendo che arrivino alla porta e poi do il via alla sceneggiata.

 

@Stregonazzo

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T.N.T.

Annuisco con la testa al piano di Jonathan.

Mi occulto dietro la porta da cui abbiamo spiato la situazione di modo che non mi vedano.

Shotgun in mano, ovviamente.

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Jonathan

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T.N.T.

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Vi comunicate a gesti e a voce quello che vedete, tanto la stanza è insonorizzata. Solo uno tecnico è entrato nel corridoio, mentre i due soldati e il secondo tecnico stanno aspettando l'acceso per i laboratori.
 

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Jonathan - Note

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T.N.T.

Il buot sta tierminando il giro. Mi limito a dire al mio compagno.

Non so quale sarà il momento della nostra uscita... Non sono bravo a calcolare le variabili di un combattimento del genere.

Dovrebbe saperlo fare Jonathan. O almeno me lo auguro...

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Jonathan Hekmatyar

Annuisco alla tizia e le faccio segno di aver inteso, poi torno a far finta di lavorare al deck. Continuo a tenere d'occhio lei e gli altri uomini ma appena il tecnico sparisce fuori dalla mia visuale inizio a lavorare per chiuderlo fuori.

«Fino ad ora ci è andata di culo, spera che continui ad andare così... ma sai cosa si dice no? È quando fila tutto liscio che ti rendi conto di star scivolando sulla merda!» ridacchio «Dobbiamo sperare che il bot passi oltre la nostra posizione e che quelli con il serbatoio si tolgano dai cogli0ni prima Mister-Bruto scopra Mister-Cervello-Esploso! E poi finalmente dovremo infilarci in quella fottutissima armeria!»

Faccio una pausa mentre continuo a controllare i tizi «Ah, mi raccomando. Se ci danno addosso tu preoccupati solo di fondere la testa di quel bot del c@zzo! Ho l'impressione che si scrollerebbe i miei proiettili di dosso con troppa facilità!»

  • Author
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Jonathan blocca le porte e ritorna allo spioncino appena il tecnico con il pallet jack scompare nel corridoio.

Nel frattempo la porta che conduce ai laboratori si apre e finalmente le due guardie e il bestione con la canottiera in kevlar entrano nel corridoio portandosi il pallet jack e soprattutto scomparendo dalla vostra vista.

Tirate un sospiro di sollievo, ma la porta dei laboratori si apre una seconda volta e fanno il loro ingresso un secondo trio di persone: un uomo che indossa un completo di tutto punto coperto solo da un classico camice da laboratorio e quello che sembrano due ennesime guardie, due gigantesche donne dai capelli corti - pixie. Potete osservare come l'uomo abbia con se una classica ventiquattrore nera e abbia alla cintola, sopra il completo, una sospettosa fondina; mentre le due guardie impugnano un fucile d'assalto, un classico e non modificato Stolboyov 5, e indossano una divisa color cachi, leggera, da esterno e degli strani occhialoni da aviatori scuri e doppi (molto probabilmente degli occhiali intelligenti). 

I tre corrono a passo veloce, l'uomo con il camice fa una strana smorfia e sbatte i denti, la tipica mossa di chi attiva un impianto di radio subsonica. Fa un leggero cenno del capo verso qualcosa a voi sconosciuta per poi aumentare il passo e ordinare alle due guardie di fare lo stesso, si spalma sul muro dinnanzi a voi per poter sorpassare il gigantesco bot.

Le due guardie, l'uomo con il completo e il gigantesco bot ora sono dinnanzi alla vostra porta. I primi tre corrono verso destra, il secondo mastodontico ammasso di ferraglia e di morte lentamente verso sinistra. Alzate lo sguardo e notate come la guardia sulla balconata abbia cambiato posizione e si trovi nell'angolo a sinistra, però una seconda guardia identica a lui si è posizionato nell'angolo a destra.

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Jonathan Hekmatyar

Continuo a spiare dallo spioncino senza farmi scorgere per capire se ci hanno scoperto o verso dove si stanno affrettando. Dai loro movimenti non sembra che stiano per fare irruzione o che ne abbiano l'intenzione, almeno quelli al nostro stesso piano. La cosa che più mi allarma, oltre al colossale bot ovviamente, è la presenza delle due guardie corazzate ai due angoli delle passerelle.

Resto ad osservare ma se si preparano a fare irruzione mi appresto ad arretrare facendo segno al russo di fare lo stesso.

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  • 2 settimane dopo...
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T.N.T.

Criedo che i due sciemi che ho mandato in Ala B abbiano avvertito via radio di noi. Commento serafico.

Pienso che stiano per fare irruziuone. Dico al mio compagno spostandomi dietro l'armadio e impugnando l'arma sparaacido...

Ci si vede all'infierno Kompagno !!! E mi preparo allo scontro, che probabilmente sarà fatale per me.

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  • Author
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Passa un minuto, quasi due, i tre non fanno irruzione e si avviano lontani da voi. Ora vi danno le spalle e anche il bot si sta allontanando lentamente dalla porta. I secondi scorrono, molto probabilmente tra poco scopriranno il cadavere nella cella.

Le due guardie armate sulla passerella sono ancora lì impalate, ma sembrano non essere concentrati sulla porta e sulla stanza dove siete rintanati.

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Edited by Stregonazzo

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Jonathan Hekmatyar

Strizzo un occhio al russo lasciando la postazione «Ok... ora andiamo!» mi avvicino alla porta prendendo una delle valigette e passando l'altra al russo «Ok, ora prendi anche questa, porta le armi come se le stessi trasportando solamente e nascondi quei pugni. Vai avanti tu ed io ti seguo. Se ti chiedono, mi hai chiesto di aiutarti a riportare la roba in armeria! Ok? D'accordo?»

Se il russo è d'accordo mi preparo ad uscire direttamente dopo di lui.

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T.N.T.

D'accuordo!

Il piano di Jonathan mi sembra adeguato.

Sono contento di aver evitato, almeno per ora, lo scontro a fuoco.

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Edited by Fiore di Loto

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Dopo esservi preparati decidete di uscire dalla piccola stanza di controllo. Il corridoio rispetto a pochi minuti fa sembra essersi svuotato: il bot di sicurezza con un po' di difficoltà svolta l'angolo, a passo lento e tintinnante continua la sua camminata di controllo; alla vostra destra si avvicina uno dei tanti tecnici: donna, dai lunghi capelli neri e dalla carnagione scura, indossa la comune divisa e uno strano caschetto giallo da muratore con microfono mastiodale incorporato, il suo volto è rosso e stringe i denti sicuramente per la difficoltà di portare i due vecchi contenitori da trasporto organi. Li riconoscete immediatamente non solo grazie al Times Square, ma anche al classico colore bianco e al simbolo spiccicato sopra della Trauma Team e della sua subholding locale la Medicross. Il Times Square vi dà anche alcuni dati sulla donna: "Aisha Xamandi. Nata il 08/02/2001. Autorizzazione ingresso a hangar, laboratori livello 1-2".

Alzate lo sguardo verso le due guardie sulla balconata, quella più a sinistra fa alcuni passi verso destra e abbassa lo sguardo fissando prima voi, e poi le valigette, si sofferma per alcuni secondi su T.N.T.

Jonathan

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Jonathan - Tiri di dado

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T.N.T.

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T.N.T. - Tiri di dado

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